TESI MUSICA E ARCHITETTURA

TESI MUSICA E ARCHITETTURA

MUSICA & ARCHITETTURA          (frammenti dalla tesi di maturità)

La passione della musica e l’interesse per le nuove forme dell’architettura mi hanno portato a questo studio sulla storia degli spazi musicali, dal punto di vista sociale e culturale, e a concepire un centro musicale rappresentativo nel mio paese, utilizzando uno spazio già esistente, assolutamente consapevole che la costruzione deve essere indirizzata più all’utilizzazione degli spazi già presenti che all’occupazione di nuove aeree. Il problema riguarda anche i centri storici, sempre più abbandonati, soprattutto da giovani a cui mancano spazi e servizi dedicati a loro. La speranza è anche quella di trovare nelle innovazioni il saper vivere di questo nuovo secolo come lo fu in passato.

La musica, come l’arte, il cinema, la filosofia, l’ecologia e molte altre discipline, è entrata a far parte di un progetto di formazione, con l’idea precisa che un futuro architetto dovrà interagire e confrontarsi con questa complessità in continua trasformazione.

Lo spazio, nella sua massima estensione concettuale e materiale, è sempre sonoro, ha cioè una voce, una risonanza, una vera e propria musicalità. A sua volta il suono è imprescindibile dalla dimensione spaziale per ragioni soprattutto acustiche, ma anche per fattori culturali e comportamentali. In un manufatto si possono trovare ricche implicazioni acustiche, anche quando non si tratta di un edificio destinato a concerti; la musica può servirsi dell’architettura per elaborare progetti concepiti come casse armoniche o veri macrostrumenti, così che l’architettura si modella in funzione della musica.

Il rapporto tra musica e architettura interessa e appassiona il pensiero della nostra civiltà dagli albori fino ai giorni nostri: dal mito di Anfione, figlio di Antiope e Zeus, edificatore, col suono della lira ricevuta in dono da Hermes, delle fortificazioni della città di Tebe con le sue sette porte, a Paul Valéry sensibile ascoltatore della voce e del canto degli edifici, mentre Goethe definì l’architettura come “musica pietrificata”. Vivere musicalmente una casa o una città, ascoltarle, capire le cose che dicono, significa riuscire ad essere ascoltati, far capire le cose che si hanno da dire.

Lo spazio destinato alla musica con i secoli non si è solo trasformato, ma diversificato, moltiplicando in base alle tante differenti occasioni di ascolto e alle caratteristiche dell’ascolto, relative ad un tessuto sociale e modelli culturali nuovi. Le tante forme di espressione musicale oggi implicano opzioni architettoniche differenti, che rinviano a una complessa trama tra musica, architettura e società, che infine incidono sulla forma stessa che può avere un auditorium o una discoteca o qualsiasi luogo aperto o chiuso.

Il mondo di oggi è, sempre più, pervaso dal suono; il pianeta è un immenso auditorium. La dimensione smisurata di questa saturazione alimenta la convinzione che l’architetto debba misurare le proprie competenze anche con la materia musicale, coordinandosi con il musicologo, il fisico acustico, il sociologo, lo psicologo, il musicista, il musicoterapeuta ecc., per una progettazione che consideri la “voce”, la “musica” delle cose da costruire.

La storia musicale del novecento è in buona parte l’affermazione di un nuovo, riconcepito rapporto tra musica e spazio. Se infatti le profonde, radicali innovazioni nel campo della tecnologia strumentale (elettrificazione, informatica musicale…) hanno spinto a realizzare nuovi scenari musicali nel mondo, così il nuovo materiale sonoro porta con sé anche nuove modalità di interazione con l’ambiente imponendo con forza la necessità di spazi adeguati allo scenario immaginativo–sonoro che si viene configurando. Lo spazio della musica quindi, nell’epoca delle grandi innovazioni, non può essere più semplicemente un luogo neutro, adatto a qualsiasi evento, ma fin dalla progettazione viene determinato il risultato finale.

La musica nello spazio significa una precisa, calibrata, strategica distribuzione degli strumenti orchestrali nell’area destinata all’esecuzione. Lo sviluppo della concezione compositiva, in particolare nel XX secolo, ha portato a trovare modi diversi di organizzazione e di posizionamento alternativi al modello classico. Nel novecento gli esempi si moltiplicano: le disposizioni della musica, cioè degli strumenti e degli esecutori nello spazio, sono al di fuori delle canoniche zone di rappresentazione. Un’architettura del nostro tempo deve però consentire la rappresentazione, oltre che dei capolavori del passato, anche delle forme e dei linguaggi musicali contemporanei.